Giuseppe Toscano

LISABETTA O DELL’OSTINAZIONE. Decameron IV 5

ABSTRACT. Considerata da molti la novella più bella di Boccaccio, quella di Lisabetta da Messina sembra una storia scritta in pieno Romanticismo, ma certamente va vista inserita nell’assai complessa struttura del Decameron, una specie di gigantesca cattedrale tardogotica. L’indagine esamina alcune interpretazioni tradizionali e soprattutto gli aspetti simbolici della macabra vicenda, proponendo una serie di raffronti e di collegamenti con altre novelle i quali permettono di individuare la logica strutturale in un’ottica prevalentemente parodica, che di per sé non è necessariamente comica. Emergono così elementi insospettati, che possono rivelare contraddizioni dello stesso Boccaccio, ad esempio in merito al suo atteggiamento nei confronti del sogno, nell’àmbito del Decameron e non solo; esse, lungi dal farci pensare a incoerenza o distrazione, devono suggerirci un’ottica non convenzionale e anche un’interpretazione ‘obliqua’. Lo sfortunato amore di Lisabetta sarebbe stato – dice Boccaccio – all’origine di una nota canzone popolare, che in realtà non ha molti punti di contatto con la storia della testa nel testo, una pianta che ella inonda di pianto. Le paronamasie messe in bella evidenza da Boccaccio ed altre rilevanze linguistico-espressive (in particolare il campo semantico del piangere è significativamente presente nella seconda parte), possono essere accolte tra i suggerimenti di lettura fornitici dall’autore, la quale non può essere quella di una ballata romantica.

ABSTRACT. Considered by many the most beautiful tale by Boccaccio, that of Lisabetta da Messina seems a story written in full Romanticism, but certainly it must be seen inserted into the complex structure of the Decameron, a kind of gigantic late Gothic cathedral. The investigation examines some traditional interpretations and above all the symbolic aspects of the macabre affair, proposing a series of comparisons and links with other tales which allow to identify the structural logic in a mainly parodic perspective, which in itself is not necessarily comic. Thus unexpected elements emerge, which can reveal contradictions of Boccaccio himself, for example regarding his attitude towards the dream, in the ambit of the Decameron and not only; they, far from making us think of incoherence or distraction, must suggest an unconventional viewpoint and also an ‘oblique’ interpretation. The unfortunate love of Lisabetta would have been – says Boccaccio – at the origin of a well-known folk song, which in reality hasn’t many points of contact with the story of the ‘testa’ in the ‘testo’, a
‘pianta’ that she floods with ‘pianto’. The paronomasias put in evidence by Boccaccio and other linguistic-expressive features (in particular the semantic field of crying is significantly present in the second part), can be accepted among the reading suggestions provided by the author, which can not be that of a Romantic ballad.

 

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