Carlo Capello

CLINICA DEL NON-SOGGETTO. DISOCCUPAZIONE, SOFFERENZA SOCIALE E NEO-LIBERISMO MORALE A TORINO

ABSTRACT. Partendo dalle mie ricerche sul campo tra i disoccupati torinesi, in questo saggio intendo riflettere criticamente sul concetto di “sofferenza sociale” in riferimento all’esperienza della perdita del lavoro nell’epoca della governamentalità neo-liberista. Nella prima parte dell’articolo vengono discusse le potenzialità critiche ed emancipative del concetto – sulla linea dei lavori di Bourdieu, Farmer, Dardot e Laval e Fischer – così come i suoi limiti, evidenziati da studiosi come Ehrenberg, Fassin e Molé. Il caso etnografico presentato nella parte centrale del saggio, dedicato alla presentazione di un servizio di ascolto psicologico per i disoccupati, dimostra quanto i dubbi rispetto al concetto di sofferenza sociale siano fondati: l’idea che la perdita del lavoro generi depressione e malessere psichico finisce per tradursi infatti in una medicalizzazione individualizzante del problema. Nato per denunciare i mali del presente capitalista, il concetto di sofferenza sociale, focalizzandosi sui sintomi più che sulle cause, rischia di favorire quelle letture neo-liberiste della disoccupazione che convertono un problema sociale in una difficoltà personale, depoliticizzandolo.

ABSTRACT. Based on my fieldwork among unemployed people in Turin, Italy, the paper aims at critically discussing the concept of “social suffering”, with regards to the loss of work at the era of neo-liberal governmentality. In the first part of the essay, I discuss the critical and emancipatory potentialities of the concept – following the works by Bourdieu, Farmer, Dardot and Laval, and Fischer – as well as its limits, well stressed by scholars like Ehrenberg, Fassin and Molé. The ethnographic case described in the central part of the essay, dedicated to the presentation of a public service of psychological consulting for the unemployed in Turin, shows some of the limits of the concept of “social suffering”: the idea that the loss of work generates a depressive state and psychic illness slips easily in an individualizing medicalisation of the problem. Originally conceived as a way to denunciate the ills of the capitalist present, the concept of “social suffering” risks of paving the way to the neo-liberal approaches to unemployment, which transform a social problem in a personal issue, stripping it of its political dimensions.

 

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